Oggi l’avventura vera esige l’erranza, la leggerezza (senza «vermi nell’anima», scrive Laura Pariani), la capacità di vedere e ascoltare, e anche la fuga: dalle comodità, dai pregiudizi, dalle mete organizzate.
Laura Pariani è andata per la prima volta a 15 anni in Argentina e in Patagonia, in un viaggio folgorante alla ricerca di un nonno che si era trasferito là. Su questo palinsesto i ritorni si sono accumulati come fonte inesauribile di scoperte di sé e della vita. Nella sua Patagonia il paesaggio del Fin del Mundo è segnato dalle ferite immedicabili dello sterminio indio. C’è uno spaesante contrasto tra la «discrezione dei manufatti umani», spesso definiti «arrugginiti», e la «densa vitalità» della natura. Alla più alta percentuale di suicidi dell’Argentina si affiancano i residui di una affascinante cultura arcaica e magica, che sconcerta il viaggiatore. Ma quanti miti, storie e incontri indimenticabili, soprattutto quando il fuegino – un po’ “ballista”, magari – si rivela uno straordinario affabulatore.
Agosto 2006: Patagonia Blues votato dagli ascoltatori di Fahrenheit come libro del mese