La madre partorisce una bambina dai capelli di fiamma. La bambina cresce e un giorno, giocando con la palla, cade dal balcone e muore. La madre la sostituisce con una bambola di pezza che tratta come se la figlia non fosse mai morta. Negli ultimi due atti la madre e Caterina rimangono sole, mentre dal sottosuolo vengono, come fumi azzurrognoli, le voci dei morti, e Fiorelli si aggira per pompare gesso e formare altri Calchi. La madre, che comincia a sentire la voce della figlia, si infila sottoterra e diventa una voce del sottosuolo. I calchi di Pompei s’impongono come gloriose figure della vita e della morte. In un impeto di rinascita, anche la nuova bambina dai capelli di fiamma si alza in volo, giocando a palla. È un fuoco. E ride.