Da qualche anno, uno scrittore-filosofo che abita in una grande città italiana del Nord (e non poteva che essere Torino, quella gozzaniana al tramonto, nell’«ora antica... l’ora vera» della città) ha alzato più volte gli occhi a contemplare il cielo. I pre-testi nel vissuto sono stati i più vari: letture, fotografie (quelle stupende di Luigi Ghirri), mostre e quadri, brani musicali, una conversazione con la figlia bambina – in un caleidoscopio stupefacente che alla volta celeste tornava sempre, come a un hic et nunc mutevole e irrinunciabile a cui era impossibile arrivare in fondo e che insieme era altrettanto impossibile varcare. Ne sono nati, come altrettante finestre della mente, questi 36 foglietti destinati alla meditazione, di una grazia leggera e inimitabile e di una profondità a tutto campo. Si può guardare la Terra dal cielo? si può scrivere dell’infinito celeste, della sua eterna libertà, delle sue nubi e dei suoi colori, misurandosi con esso senza vie di fuga? In questo suo libretto indimenticabile Dario Voltolini lo fa.