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Con questo libro Mino Milani incrementa
uno dei filoni più felici della sua feconda opera
narrativa, quello del mistero e dell’orrore
Con i due testi qui pubblicati, Mino Milani incrementa uno dei filoni più felici della sua feconda opera narrativa, quello del mistero e dell’orrore. Se già Fantasma d’amore lo collocava tra i più noti e convincenti autori italiani di questo genere letterario, la Cagna del ponte conferma il suo talento. Seguendo la grande tradizione di Hoffmann e Poe, Milani riprende nella Cagna la fosca leggenda popolare di una «stria», Gelinda Maffi, ambientandola nel 1820, facendo rivivere il mito ancestrale del lupo mannaro. Lo fa magistralmente attraverso documenti d’archivio (lettere, diari, rapporti di polizia) intessuti nella lingua e con la mentalità dell’epoca in modo impeccabile, grazie alla sua bravura di storico e di archivista, oltre che di eccellente scrittore. La casa di via Robolini sposta l’azione nel passato prossimo: Milani ci immerge nel mistero che ci circonda, legandolo ad atmosfere, incontri e luoghi inquietanti, fino a farci arrivare al tragico quotidiano che ci circonda e a saperne accettare l’esito «impossibile».
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