Nel suo linguaggio irruente e abnorme, come abnorme è la realtà che descrive, Antonio Moresco trascina i suoi lettori fin dentro una delle contraddizioni più acute di questo secolo.
Il racconto procede in un dialogo ininterrotto con i compagni di viaggio, l’occhio fisso sui marciapiedi della civiltà, dove gli zingari, uomini e donne che non stanno mai fermi, sono la nostra parte più miserabile e irriducibile: sono noi eppure sono anche assolutamente altro. Sono un enigma. Nella loro presenza c’è qualcosa di inspiegabile e sfuggente, di infinitamente arcaico eppure futuribile. È lì che ci porta il viaggio di Moresco, sulla soglia del silenzio e della morte. Dove arrivano anche le fotografie di Giovanni Giovannetti, che chiudono il libro.
Vincitore ex equo con Simona Vinci della XII edizione del Premio e Festival per la Letteratura di Viaggio L'Albatros Città di Palestrina 2009.
Intervista ad Antonio Moresco di Maria Grazia Rabiolo
Intervista con Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti