Documenti, lettere, incontri, dialoghi rivelatori, fotografie, oggetto di un autentico «culto pagano» ereditato dalla madre, l’atto ossessivo dello svuotare scatole impolverate e dello sfogliare incartamenti dimenticati, con ritrovamenti inattesi. Il Novecento visto attraverso le vicende di una famiglia nomade e tormentata. Il nonno Antonio, autodidatta esaltato; lo zio Demostene, disertore, comunista, esule; il padre militare, reduce dalla guerra d’Africa e da un campo di prigionia in India: le vite parallele di due fratelli finiti in due campi opposti; la madre, ragazza affamata in cerca di un posto da servetta, che bussa alla porta di una villa di nobili presso i quali resterà per tutta la vita; il cugino Ferdinando, abbandonato dalla madre naturale di fronte alla porta dei nonni ed emigrato in Brasile; altre vicende familiari accomunate da un destino di randagismo e di diaspora. Antonio Moresco qui torna indietro, all’enigma di un luogo, di un volto, di un’espressione, come il sorriso finale dello zio Demostene.